Una Rosa Rossa: un grido contro la violenza sulle donne

21 Novembre 2025
Una Rosa Rossa: un grido contro la violenza sulle donne

Una Rosa Rossa: un grido contro la violenza sulle donne

“Siamo state amate e odiate, adorate e rinnegate, baciate e uccise, solo perché donne”. Con le parole di Alda Merini si è aperto, nel cuore di Napoli, il convegno “Una Rosa Rossa”, dedicato alla sensibilizzazione contro la violenza sulle donne e alla promozione della cultura del rispetto, ospitato presso l’Auditorium della Scuola della Famiglia (Il Nuovo Bianchi), in piazza Montesanto.

L’evento, promosso da La Compagnia dei Figliuoli con il sostegno della Fondazione Grimaldi, ha coinvolto un pubblico giovane e partecipativo: bambini delle scuole elementari e studenti degli Istituti superiori partenopei.
Tra un’esibizione della banda del Liceo Musicale Margherita di Savoia e la sfilata di due studentesse dell’Istituto Isabella d’Este Caracciolo, si sono alternati interventi di rappresentanti del mondo istituzionale, educativo e culturale.

Angela Procaccini (Presidente Onorario de La Compagnia dei Figliuoli) ha sottolineato l’importanza dell’educazione al rispetto, mentre il prefetto Filippo Dispenza ha ricordato che “solo la legge non basta” e che “la persona fragile è chi commette il femminicidio, non la vittima”. L’assessore Maura Striano ha ascoltato i contributi dei giovani, tra cui un bambino che, visti gli interventi vivaci, ha gridato a voce alta: “Perché tanta rabbia?” Con le parole si risolve tutto”. Pina Conte (Centro Diurno Oasi) ha parlato di violenza silenziosa e manipolazione, mentre Tina Lambiase (associazione Posto Occupato) ha ricordato le donne uccise, simbolicamente presenti con le sedie vuote.

Il Prefetto di Napoli Michele Di Bari ha ringraziato chi promuove cultura, legalità e dialogo nei contesti più difficili. Tra gli ospiti, il sottoscritto, Simone Vaino, studente di Scienze della Comunicazione all’Università Suor Orsola Benincasa, digital creator, scrittore e rappresentante del mensile “Agorà Giovani”. Ho voluto parlare da giovane ai giovani, creando un filo diretto e autentico, leggendo un mio testo sul femminicidio, dall’origine del termine alle proteste delle donne messicane del 1992, citando Dacia Maraini e riflettendo sulla giustizia che dovrebbe essere «una nave pronta a salvarci e tutelarci in un mare pieno di squali».Un incontro che ha dimostrato che i giovani hanno voglia di ascoltare e di essere ascoltati. Un momento di crescita, sia per il pubblico sia per noi ospiti. Ogni voce si è unita costruendo un unico coro, un unico grido: basta alla violenza, sì al rispetto e all’amore, quello vero.